C’è una frase che ogni architetto, dal neolaureato a chi ha più anni sulle spalle come me, teme più di una raccomandata dell’Ufficio Tecnico. Quando si parla di progettazione immersiva, infatti, le sfide possono essere ancora più complesse.
È quella che il cliente pronuncia quando entra nel cantiere al grezzo, si guarda intorno smarrito e dice:
“Architetto, ma io me la immaginavo più grande.”
Oppure la variante peggiore: “Ma quel pilastro lì in mezzo… nel disegno non c’era!”
Era quel quadratino nero retinato sulla tavola in scala 1:100.
Certo che c’era.
Era presente anche nel bellissimo rendering fotorealistico che abbiamo visto ed approvato un mese fa, solo che magari in quell’immagine c’era un vaso di design piazzato strategicamente davanti, o l’inquadratura col grandangolo “apriva” lo spazio in modo ingannevole.
Tradurre la mia visione tridimensionale nella testa bidimensionale del cliente non è facile, per vari motivi.
Ho usato plastici di cartone (belli, ma costosi e lenti), ho usato prospettive a mano libera, ho usato i render più sofisticati.
Ma il problema restava: guardare una foto di una stanza non è come starci dentro.
Poi è arrivata la Realtà Virtuale (VR).
E all’inizio, lo ammetto, l’ho snobbata.
Vedevo i ragazzi alle fiere con questi visori enormi in testa che gesticolavano nel vuoto e pensavo: “Roba da videogiochi. Io devo fare case vere, non parchi divertimenti.”
Mi sbagliavo.
Oggi possiamo dire che non ha avuto il successo sperato, come la tiepidissima accoglienza di Apple Vision Pro, e tendo ancora ad etichettare il visore VR come “giocattolo per fare l’effetto Wow” e vendere il progetto.
In realtà, anche solo con l’utilizzo di Google Cardboard ed uno smartphone, può rivelarsi uno strumento di validazione tecnica per controllare eventuali errori prima che arrivi la betoniera.
Indice
Il Render mente, la VR no
Siamo onesti tra noi professionisti: i render sono delle bugie bianche, a maggior ragione con l’uso dell’AI, tanto da far nascere polemiche sulla grande differenza visiva tra edificio renderizzato ed edificio realizzato una volta che si paragonano le due immagini.
Scegliamo l’angolazione perfetta, la luce del tramonto che entra dalla finestra (anche se quella finestra è a Nord), usiamo ottiche che fanno sembrare un bagnetto cieco una spa.
È marketing.
La Realtà Virtuale, invece, è spietata.
Quando indossi il visore, non puoi nasconderti dietro al grandangolo.
Le proporzioni sono 1:1.
La percezione è stereoscopica.
Se un corridoio è largo 90 cm, in VR ti senti le spalle strette.
Se un tetto inclinato ha un’altezza media di 210 cm, ti viene istintivo abbassare la testa.
Questa si chiama propriocezione architettonica digitale.
Recentemente stavo progettando una scala a chiocciola in un duplex molto stretto. Sulla pianta e nella sezione di Archicad, i conti tornavano: l’alzata era a norma, il passaggio testa rispettava i 210 cm minimi.
Ma avevo un dubbio. ho usato la tripletta Google Cardboard/Smartphone/BIMx e sono salito sulla scala.
Arrivato al terzo gradino, ho avuto la netta sensazione fisica che avrei sbattuto la fronte contro il solaio.
Numericamente era corretto, ma percettivamente era oppressivo.
Ho modificato il foro solaio di 15 cm.

Se non l’avessi fatto?
Avremmo costruito la scala, il cliente sarebbe salito la prima volta e mi avrebbe detto: “Architetto, qui mi sento soffocare”.
Ecco, diciamo che molto probabilmente lo avrebbe detto in modo ben più colorito.
Quanto costa demolire e rifare un solaio in cemento armato? 5.000 euro? Il costa di Google Cardboard è decisamente basso, ma anche il costo di un moderno visore è un ordine di grandezza più basso.
La “Revisione Immersiva” con il Cliente
Il vero cambio di passo avviene nelle riunioni.
Prima passavo ore a spiegare le tavole: “Vede signora Rossi, qui c’è la cucina, questa linea tratteggiata è la trave…”.
Lei annuiva, ma vedevo il vuoto nei suoi occhi.
Oggi posso immaginare che un moderno architetto come te possa fare così:
- Fai sedere il cliente sulla poltrona girevole;
- Gli metti il visore (come ad esempio un Meta Quest, leggero e senza fili);
- Lo “teletrasporti” al centro del suo futuro salotto.
Ho assistito ad almeno tre presentazioni di questo tipo e la reazione è sempre la stessa.
Prima il silenzio.
Poi iniziano a guardare in alto, in basso, si girano.
E poi arrivano le domande vere:
“Ah, ma la finestra della cucina è così bassa? Io la volevo sopra il lavello!”
“Ma questo pilastro mi copre la vista verso l’ingresso!”
“Non pensavo che il soffitto inclinato fosse così incombente in camera da letto.”
Queste non sono critiche.
Sono benedizioni.
Ogni obiezione sollevata in VR è una variante in corso d’opera risparmiata.
È una discussione in cantiere evitata.
Il cliente firma il progetto con una consapevolezza totale.
Non potrà mai dire “non avevo capito“, perché ci è stato dentro.
I raggi X in cantiere
Se la VR (Realtà Virtuale) serve in studio per il progetto, la AR (Realtà Aumentata) è la regina del cantiere sporco.
Qui non si possono usare caschi che ci isolano dal mondo (sarebbe pericoloso in un cantiere!), ma tablet o smartphone.
Io uso BIMx di Graphisoft da anni, ed è forse l’app che mi ha salvato la vita più volte ma esistono anche alternative altrettanto funzionali come Augin, tutta da esplorare.

Ad esempio, durante la ristrutturazione di un bagno, l’idraulico giurava di aver passato lo scarico a 12 cm dal filo muro grezzo, come da progetto ed a occhio sembrava giusto.
Ho preso l’iPad, ho sovrapposto il modello: lo scarico era fuori asse di 5 cm.
Se avessimo posato il piatto doccia filo pavimento che avevamo ordinato (costosissimo), non sarebbe entrato.
L’abbiamo corretto facilmente prima di fare il massetto e posare le piastrelle.
Tempo perso: 10 minuti.
Danni evitati: centinaia di euro e una settimana di ritardo.
Leggi anche: BIMx: la guida completa per condividere e presentare i tuoi progetti Archicad
Hardware per la progettazione immersiva
Mi chiedono spesso: “Cosa devo comprare?” soprattutto da quando è stato commercializzato l’Apple Vision Pro.
È una macchina incredibile, con una risoluzione che ti fa vedere la grana del legno.
Ma costa 3.500 dollari.
Per un piccolo studio, è un investimento importante.
Per iniziare a fare validazione seria, puoi acquistare un visore da 550 euro come il Meta Quest 3.
La risoluzione è sufficiente per capire gli spazi, ricordando che non stai facendo un videogioco tripla A, stai controllando l’ergonomia.
Se vedi i pixel, pazienza.
L’importante è che percepisci l’altezza del soffitto.
Costa meno comprare un visore e perdere un’ora a navigare il modello che dover spiegare al cliente perché la sua cucina su misura da 30.000 euro non ci sta perché “sulla carta sembrava che ci stesse“.
Il BIM ci ha dato i dati.
La VR ci restituisce la sensazione.
E credimi, per un architetto che ama costruire bene, non c’è niente di più prezioso della sensazione di aver fatto la cosa giusta prima che sia troppo tardi.
Provaci, fatti prestare un visore da qualcuno ed entra nel tuo progetto prima di lanciarti nell’acquisto.
Se ti verrà voglia di spostare quel muro che pensavi fosse perfetto, mi ringrazierai.
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