Ogni anno gli studi professionali spendono migliaia di euro in nuovi software BIM sperando aumentare la produttività e di lavorare più velocemente.
Poi, dopo qualche mese, scoprono che le consegne continuano ad arrivare in ritardo
Ad esempio, alcuni studi hanno scoperto che passare da un CAD generico a un ambiente BIM completo, spendendo cifre importanti in licenze e formazione, non gli ha evitato di ritrovarsi un anno dopo con gli stessi tempi di consegna di prima.
Addirittura a volte peggiori.
Questo perché vuol dire che c’è un problema.
E non è un problema software: si sono aggiunti attriti nuovi senza togliere quelli vecchi.
Indice
- Software BIM e metodo di lavoro: la differenza cambia tutto
- Dove si nasconde il tempo perso: le 3 cause più comuni
- Perchè la produttività BIM dipende prima di tutto dalle persone
- Il tuo studio ha un problema software o di organizzazione?
- 5 domande per fare un’autodiagnosi del tuo studio
- FAQ
- Articoli collegati (di prossima pubblicazione)
Software BIM e metodo di lavoro: la differenza cambia tutto
Il software BIM, per sua natura, ti dà accesso a un metodo di lavoro basato sui dati e non solo sulla geometria.
Ma accedere a un metodo non significa applicarlo.
Se uno studio continua a modellare “come si disegnava prima“, semplicemente dentro un ambiente 3D invece che 2D, il risultato è un modello geometricamente corretto ma vuoto di quei dati che dovrebbero far risparmiare tempo nelle fasi successive:
- computo,
- coordinamento,
- gestione delle richieste di modifica.
Inoltre il BIM è un portale che permette di accedere a molte altre tecnologie importanti nel mondo delle costruzioni, ma non bisogna correre troppo: non vale la pena aggiungere nuovi attriti se non si interviene in modo puntuale su quelli vecchi.
Il primo segnale di fumo che noto quando uno studio compra uno strumento senza cambiare il metodo, è l’assenza di uno standard interno di modellazione:
- nomi dei layer fantasiosi,
- classificazione degli elementi approssimativa,
- struttura degli abachi diverse da progetto a progetto.

Ogni collaboratore modella “a modo suo“, guadagnando magari in velocità di disegno, ma perdendo inesorabilmente il tempo guadagnato in coordinamento e correzioni.
Dove si nasconde il tempo perso: le 3 cause più comuni
Quando un investimento in software non porta i risultati sperati, il primo indiziato è sempre il software. Quando poi si approfondisce, il tempo non risparmiato di solito si nasconde in tre punti precisi:
- Correzioni post-produzione: modelli che sembrano completi ma richiedono rilavorazioni continue perché i dati non erano strutturati bene dall’inizio, delle buone Linee Guida BIM ti aiuteranno di sicuro;
- Formazione informale non pianificata: un collega più esperto che perde ore a “salvare” il lavoro di un collega meno esperto, invece di una formazione strutturata all’inizio.
- Duplicazione di lavoro tra software diversi: quando gli strumenti scelti non dialogano bene tra loro, e si finisce per ridisegnare a mano cose che un flusso ben impostato avrebbe trasferito automaticamente.
Questo terzo punto è strettamente legato a come si scelgono gli strumenti digitali per lo studio fin dall’inizio e che sinteticamente posso riassumere dicendoti che la scelta del software giusto non è mai solo una questione di funzionalità, ma di come si integra nel resto del flusso di lavoro dello studio.
Puoi leggere ad esempio gli articoli sulle integrazioni di Archicad per modellare ponteggi, integrare il calcolo energetico o il computo metrico per capire di ciò a cui mi riferisco.
Leggi anche: Linee guida di modellazione BIM in Archicad: come impostare correttamente il progetto
Perchè la produttività BIM dipende prima di tutto dalle persone
Nonostante in questo momento storico ci sia una rincorsa incontrollata verso l’adozione di tool di intelligenza artificiale, rimango dell’idea che il ruolo delle persone rimane ancora centrale negli studi.
Il punto su cui insisto sempre quando parlo di questo tema è che il software da solo non ha mai risolto un problema organizzativo.
Servono le figure professionali giuste in studio che controllino gli standard di modellazione e abbiano l’autorità di far rispettare un metodo condiviso.
Senza questa regola anche il software più potente diventa solo un CAD 3D molto costoso.
Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale, che negli ultimi tempi molti studi stanno adottando con le stesse aspettative sbagliate: investire in uno strumento AI senza ripensare l’organizzazione interna produce lo stesso risultato deludente che ho visto per anni con il software BIM.
Ne parlo più nel dettaglio in come l’AI sta cambiando il lavoro dell’architetto.
Il tuo studio ha un problema software o di organizzazione?
Prima di cambiare (ancora) software, vale la pena farsi una domanda semplice: se domani dessi lo stesso strumento a uno studio con uno standard di modellazione chiaro e collaboratori formati, il problema di produttività sparirebbe?
Se la risposta onesta è sì, il problema è organizzativo, non tecnologico e nessun nuovo software lo risolverà da solo.
Il software BIM è una condizione necessaria ma non sufficiente per la produttività di uno studio; apre la porta ad un’infinità di strumenti ma se non si hanno delle basi solide, si aggiunge solo del “rumore“.

5 domande per fare un’autodiagnosi del tuo studio
Ti lascio una serie di domande da porsi che possono aiutare ad orientarti nella valutazione della situazione e sul da farsi:
- i collaboratori modellano tutti nello stesso modo?
- esiste un Template condiviso?
- esistono proprietà standard?
- gli Abachi funzionano subito?
- le modifiche richiedono poco tempo?
Chi continua a cambiare strumento sperando che il prossimo risolva un problema organizzativo resterà deluso, indipendentemente da quanto sia potente il software scelto.
Il vero salto di produttività arriva quando standard, formazione e strumento lavorano insieme non quando si aggiorna solo una delle ruote del carro.
FAQ
Comprare un software BIM più costoso aumenta automaticamente la produttività?
No. Senza uno standard di modellazione condiviso e collaboratori formati a usarlo bene, anche il software più avanzato produce solo un modello 3D senza i vantaggi di dati che dovrebbe garantire.
Quali sono i segnali che il problema di produttività non è il software?
Assenza di uno standard interno di modellazione, correzioni continue post-produzione, e formazione informale non pianificata sono i segnali più comuni.
Vale lo stesso discorso per gli strumenti di intelligenza artificiale?
Sì. Anche l’AI, se adottata senza ripensare l’organizzazione interna dello studio, spesso non produce nessun guadagno reale di produttività.
Articoli collegati (di prossima pubblicazione)
- Quali figure sono necessarie nello studio di progettazione nell’era del BIM — senza le persone giuste a presidiare gli standard, il software non basta
- Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’architetto — stesso errore organizzativo si ripete oggi con l’adozione dell’AI
