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Libretto d’istruzioni 2.0: ripensare il metodo di progetto

6 min read
Libretto d'istruzioni 2.0

C’è un momento preciso, alla fine di ogni lavoro, che ho imparato a temere e amare allo stesso tempo. Nel mio metodo di progetto, è il giorno della consegna delle chiavi.

Dopo diciotto mesi di polvere, varianti in corso d’opera, telefonate urlando al fornitore dei serramenti e nottate passate a controllare i nodi costruttivi su Archicad, la casa è finita.

È perfetta (o abbastanza perfetta…).

Il cliente stappa lo spumante, l’impresa smonta il cartello di cantiere, e noi architetti ci sentiamo leggeri.

Ma poi arriva il rito del faldone.

Il “Faldone” è quel raccoglitore ad anelli, spesso cinque centimetri, pieno di certificazioni energetiche, conformità degli impianti, libretti della caldaia, garanzie dei sanitari e copie cartacee dei permessi comunali che consegno al cliente dicendogli: “Custodiscilo gelosamente“.

metodo di progetto

Lui annuisce, lo metterà in un armadio e, statisticamente, non lo aprirà mai più. Fino al giorno in cui, cinque anni dopo, un tubo inizierà a perdere o vorrà abbattere un tramezzo.

A quel punto mi chiamerà: “Architetto, ma lì ci passa l’acqua? Architetto, qual era il codice colore di quella parete in resina che si è graffiata?”

E chi se lo ricorda più?!?

Dovrò andare nel mio archivio, sperare che il file sia in una versione ancora leggibile dopo 5 anni su qualche hard disk, o peggio, cercare tra le vecchie email.

È qui che mi rendo conto che stiamo sbagliando tutto.

Passiamo mesi a costruire un modello BIM sofisticatissimo. Riempiamo i nostri file .pln di informazioni preziose: stratigrafie, schede tecniche, percorsi impiantistici precisi al millimetro.

Usiamo il laser scanner per i rilievi, magari anche un po’ di realtà virtuale e presentazioni interattive.

E poi? Poi “appiattiamo” tutto su carta o PDF e consegniamo al cliente un edificio “muto“.

Il modello digitale muore il giorno in cui nasce l’edificio reale.

Questo è uno spreco di intelligenza e di valore economico enorme.

Ecco perché ho iniziato a proporre ai miei clienti non solo la casa, ma il suo “Digital Twin Domestico”.

E, sorprendentemente, è diventato uno dei servizi più apprezzati dal Cliente.

Indice

  • Non chiamatelo “Gemello Digitale”
  • Come si fa, chill version
    • Pulire il Modello BIM
    • BIMx di Graphisoft
  • Nuova opportunità
  • Architetti custodi

Non chiamatelo “Gemello Digitale”

Quando si parla di Digital Twin nelle conferenze, si vedono sempre esempi di aeroporti, stadi o ospedali.

Si parla di sensori IoT che monitorano le vibrazioni strutturali in tempo reale.

Bellissimo.

Ma provate a spiegarlo al signor Rossi che sta ristrutturando la villetta a schiera.

Vi guarderà come se voleste vendergli un reattore nucleare.

Per noi piccoli professionisti, il Gemello Digitale non è la sala controllo della NASA.

È il Libretto di Istruzioni 2.0 della casa.

È la garanzia che l’investimento di una vita sia gestibile, manutenibile e rivendibile con facilità.

Io lo spiego così ai miei clienti:

“Immagina di avere una radiografia perenne della tua casa. Tra dieci anni, quando vorrai appendere la nuova TV da 80 pollici o rifare il bagno, non dovrai rompere a caso sperando di non bucare un tubo. Guarderemo nel modello e sapremo esattamente dove forare. Al millimetro.”

Esempio che aiuta più a capire rispetto al concetto di “Twin Copy”

Come si fa, chill version

Tecnicamente, non serve inventare nulla che non sia già nel nostro flusso di lavoro Archicad.

Serve solo un cambio di mentalità nella fase di chiusura lavori (As-Built).

Di solito, quando il cantiere finisce, siamo esausti.

Vogliamo solo archiviare la commessa.

Invece, è lì che si gioca la partita del Twin Copy.

Pulire il Modello BIM

Io dedico almeno due giornate finali a “pulire” il modello BIM.

  1. L’As-Built impiantistico: durante il cantiere, l’idraulico ha spostato la colonna di scarico di 20 cm rispetto al progetto? Lo aggiorno nel modello. Questo è fondamentale. Un modello non aggiornato è peggio di nessun modello: è una bugia.
  2. L’arricchimento dati: inserisco negli oggetti BIM (la caldaia, le pompe di calore, ma anche i pacchetti infissi) i dati reali. Non scrivo più “Finestra generica”. Scrivo: Finestra Brand X, Modello Y, Vetrocamera 4/16/4 basso emissivo, Data Installazione 01/2026, Fornitore Z. Volendo basta anche una foto della scheda tecnica oppure della targhetta, giusto per non sbagliare nella scrittura.
  3. Il collegamento documentale: in Archicad, puoi collegare dei PDF o dei link URL agli oggetti. Collego il manuale di manutenzione della VMC direttamente all’oggetto 3D della macchina.

Il risultato? Esporto un BIMx e lo consegno al cliente.

BIMx di Graphisoft

Aiuto il cliente a scaricare l’app sul suo iPad (o tablet) e lo accompagno per casa e sul tablet vede i tubi del riscaldamento a pavimento dentro il massetto.

Clicca sulla caldaia virtuale e si apre il PDF del manuale d’uso che avrebbe perso nel famoso faldone.

Facciamo un passo in più. 

metodo di progetto

Perché questo approccio è “da esperti“?

Perché trasforma l’architetto da “fornitore di disegni” a “consulente di gestione“.

Prendiamo il caso delle manutenzioni.

Sappiamo tutti che la VMC (Ventilazione Meccanica Controllata) ha bisogno di cambio filtri ogni 6-12 mesi.

Se non lo fai, respiri muffa.

Il cliente se ne dimentica sempre.

Posso dire al cliente:

“Guarda, nel modello c’è scritto che i tuoi serramenti in legno vanno trattati ogni 3 anni. Le guarnizioni vanno controllate ogni 5.”

In alcuni casi, per clienti più “tech“, ho impostato dei semplici alert.

Non serve l’intelligenza artificiale di Iron Man.

Basta un calendario apposito basato sui dati inseriti nel progetto.

Ed ecco che il Twin Copy diventa un Digital Twin domestico.

Questo trasforma la casa da un oggetto passivo che si degrada lentamente in una “macchina per abitare” che viene curata.

E indovinate chi chiamano per coordinare la manutenzione?

L’architetto che ha il modello.

Nuova opportunità

Qui veniamo al sodo.

Perché dovreste fare tutto questo lavoro extra?

Perché il mercato della progettazione è saturo, ma quello della gestione del patrimonio decisamente meno.

Oggi, quando consegno una villa importante, propongo un contratto di “Monitoraggio e aggiornamento BIM” annuale.

Per una cifra contenuta, garantisco al cliente di tenere aggiornato il suo “Twin Copy”.

Hai aggiunto una pergola bioclimatica in giardino?

La inserisco nel modello. Hai cambiato la disposizione interna rifacendo il cartongesso?

Aggiorno il file.

In questo modo, il file BIM non muore.

E io mantengo un rapporto continuativo con il cliente.

Inoltre, si può fare leva anche sul valore di rivendita.

Magari tra dieci anni, il mio cliente venderà la sua villa.

Potrà andare dal notaio e dal nuovo acquirente non solo con le chiavi, ma con una chiavetta USB (o un link cloud) dicendo:

“Questa è la casa. Qui dentro c’è tutta la sua storia, ogni tubo, ogni filo, ogni codice colore, ogni data di manutenzione dal 2026 al 2036”.

Che valore ha questa trasparenza per chi compra?

Enorme.

Azzera il rischio di vizi occulti.

Una casa con il “Libretto BIM” vale di più sul mercato immobiliare.

È un dato di fatto che stiamo iniziando a vedere nelle stime peritali.

Architetti custodi

Sono vent’anni che vedo case costruite con amore e poi maltrattate da ristrutturazioni fatte a caso, perché “non si sapeva cosa c’era sotto“.

Vedo impianti costosi rovinati dall’incuria.

Vedo proprietari che devono spendere soldi preziosi perché non trovano più la piastrella di ricambio e devono rifare tutto il pavimento del bagno.

Il BIM, quello vero, quello che va oltre la geometria 3D e abbraccia l’Informazione, è la possibile cura a tutto questo.

Ma dobbiamo essere noi architetti a proporlo. 

L’impresa non lo farà perché prima finisce, prima prende il compenso, prima può partire con un nuovo lavoro.

La maggioranza degli immobiliari non lo capisce ancora, spesso fermo a far vedere la casa su piante catastali o pubblicizzare gli immobili con fotografie in controluce o sottoesposte.

Tocca a noi. A noi che abbiamo sudato su quel modello per mesi.

Il nostro lavoro non è solo un bel rendering appeso in salotto, il nostro modello è il sistema nervoso della casa.

Richiede un po’ di fatica in più alla fine del cantiere? Sì.

Bisogna imparare a gestire bene le proprietà? Assolutamente sì.

Ma la prossima volta che un cliente ti chiamerà, cinque anni dopo la fine lavori, nel panico per una perdita d’acqua, potrai dirgli:

“Stai tranquillo, apri l’app, guarda il modello, il tubo è a 45 cm dallo spigolo e scende dritto” e capire che ne è valsa la pena. Per entrambi.

Hai risparmiato demolizioni inutili.

Hai salvato il parquet.

E sarai ai suoi occhi più di un architetto o di un semplice progettista.

E tutto questo, grazie a quel “file pesante” che molti colleghi considerano ancora solo un modo complicato per disegnare le piante di progetto.

Autore

Roberto Marin

Architetto libero professionista e BIM specialist.
Creo contenuti dedicati alla co-evoluzione dell’Architettura e della Tecnologia; vivo + lavoro tra le colline a nord di Torino.

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