Le figure professionali BIM che servono davvero in uno studio di progettazione oggi non sono quelle che troverai elencate nei corsi di certificazione.
Questa è una delle prime cose che dico ai colleghi che mi chiedono come strutturare il proprio studio dopo vent’anni che faccio questo mestiere.
Il problema non è capire “chi serve“.
È capire quali competenze mancano davvero nel flusso di lavoro specifico dello studio, perché il BIM non è un ruolo, è un metodo che attraversa ruoli diversi.
Indice
- BIM Manager, Coordinator e Specialist: cosa dicono gli standard e cosa succede davvero
- Quali competenze BIM di un architetto fanno davvero la differenza in studio
- Le figure ponte: perché sono le più difficili da trovare e le più preziose
- Il costo reale di non avere le figure giuste
- Formare o assumere una figura BIM: come scegliere per il tuo studio
- FAQ
- Articoli correlati (di prossima pubblicazione)
BIM Manager, Coordinator e Specialist: cosa dicono gli standard e cosa succede davvero
La letteratura di settore, e anche gli standard come la UNI 11337 (parte 7), definiscono figure precise:
- BIM Manager,
- BIM Coordinator,
- BIM Specialist.
Sulla carta è chiaro:
- il Manager definisce la strategia,
- il Coordinator gestisce l’interoperabilità tra discipline,
- lo Specialist modella.
Nella pratica di uno studio italiano medio-piccolo, questi tre ruoli spesso coincidono in una o due persone, e il rischio è di leggere lo standard e sentirsi “fuori norma” solo perché non hai tre stipendi diversi per tre ruoli distinti.
In uno studio di una o due persone il tema non è “che ruolo assegno“, ma “quali competenze copro io stesso e quali devo delegare a un collaboratore esterno o a un software“.
In uno studio più strutturato, invece, la vera domanda diventa chi ha l’autorità di bloccare una consegna se il modello non rispetta gli standard concordati.
Anche qui: un problema organizzativo, non tecnico.

Quali competenze BIM di un architetto fanno davvero la differenza in studio
Sapere strutturare parametri, Classificazioni e Abachi è oggi la competenza che separa un modello davvero utile da un doppione digitale del vecchio disegno 2D.
Non basta che un elemento “sembri giusto” a video.
Deve portare con sé i dati che serviranno più avanti, in fasi che nemmeno chi modella controlla direttamente come ad esempio il computo, la verifica energetica, la gestione manutentiva post-consegna.
Al di là dei titoli delle varie figure, ecco le competenze che vedo mancare più spesso quando uno studio fatica a rendere il BIM davvero produttivo:
- Gestione dei dati, non solo della geometria: sapere strutturare parametri, classificazioni e abachi, arrivando a costruire schemi XML personalizzati per la verifica ambientale delle zone; tutto ciò è oggi più prezioso del puro disegno 3D.
- Capacità di coordinamento tra discipline: chi sa dialogare con strutturisti e impiantisti sul modello, non solo su PDF stampati.
- Automazione dei compiti ripetitivi: qui entra sempre di più il lavoro di supporto dell’intelligenza artificiale, che sta ridefinendo cosa serve fare “a mano” e cosa può essere delegato; ne parlo nel dettaglio in come l’AI sta cambiando il lavoro dell’architetto.
- Lettura critica del rilievo: soprattutto quando il progetto parte da una nuvola di punti, saper distinguere cosa è affidabile nel dato acquisito e cosa va verificato a mano è una competenza che non si insegna in un corso di due giorni.
Leggi anche: Le competenze di un BIM Specialist
Le figure ponte: perché sono le più difficili da trovare e le più preziose
Come avrai ben compreso, l’importanza da oggi in avanti è la nascita delle figure ponte, preziosissime per far dialogare silos diversi mettendoli in collegamento perché comprende le due diverse lingue.
Non esiste una figura BIM “giusta” da assumere a scatola chiusa.
Esiste un mix di competenze che ogni studio deve costruire in base al proprio volume di lavoro, alla complessità dei progetti e a quanto è disposto a delegare a strumenti automatici.
Chi insegue il titolo del ruolo invece delle competenze reali, di solito, spende male i soldi in formazione o in un’assunzione sbagliata.
Questione ben diversa per le figure ponte, perché qui ci vuole un occhio attento.
Sono figure trasversali che magari sono inquadrate in uno o in un altro ruolo, ma che possono dare il meglio facendo dialogare due ruoli diversi.
Essendo così trasversali, queste figure sono difficili da individuare e valorizzare.

Il costo reale di non avere le figure giuste
Uno degli errori organizzativi più comuni che vedo negli studi che passano al BIM è sottovalutare quanto costi, in tempo, non avere qualcuno che presidi la qualità del modello.
Non è un costo che si vede in fattura come lo stipendio di un BIM Manager.
Si vede nei ritardi di consegna, nelle correzioni ripetute, nei modelli che “sembrano” a norma ma falliscono ai controlli di interoperabilità.
È lo stesso tema che tratto quando parlo del perché molti studi investono in software senza migliorare la produttività.
Il software giusto senza le competenze giuste per usarlo bene non risolve nulla.
Formare o assumere una figura BIM: come scegliere per il tuo studio
Per uno studio consolidato, la scelta tra formare un collaboratore interno e assumere una figura già esperta dipende soprattutto dal volume di progetti BIM e dalla loro complessità.
Formare costa tempo ma costruisce competenza che resta in studio; assumere una figura esperta costa di più subito ma accorcia drasticamente la curva di apprendimento sui progetti in corso.
Non esiste una risposta valida per tutti.
Dipende dal costo di gestione complessivo dello studio, dalla disponibilità economica e dell’entità dell’investimento che si va a destinare per questo specifico obiettivo.
Le strade possono essere due: formare o assumere.
Ma in questo periodo storico si aggiunge individuare, riportando l’attenzione più sulle persone che sui software utilizzati o le capacità nell’usare l’AI.
È un lavoro che riporta l’attenzione più sulle persone che sui software utilizzati o sulle capacità di usare l’AI.
Perché alla fine gli strumenti si comprano, si aggiornano, si sostituiscono; le figure ponte, quelle che sanno tenere insieme geometria e dati, tecnica e organizzazione, si riconoscono solo osservando come lavorano davvero, non leggendo un curriculum.
Leggi anche: Diventare BIM Manager: il percorso formativo, la carriera e le opportunità future
FAQ
Serve per forza un BIM Manager in ogni studio?
No. In studi piccoli le competenze di BIM Manager, Coordinator e Specialist spesso coincidono in una sola persona. Il ruolo formale ha senso soprattutto in studi strutturati con più progetti BIM contemporanei.
Quali competenze BIM cercare per prime in un nuovo collaboratore?
Gestione dei dati e dei parametri, capacità di coordinamento tra discipline, e una lettura critica dei dati di rilievo: sono le competenze che, quando mancano, causano i ritardi più costosi.
Conviene formare internamente o assumere una figura BIM già esperta?
Dipende dal volume e dalla complessità dei progetti BIM dello studio. Formare costruisce competenza interna ma richiede tempo; assumere accorcia la curva di apprendimento ma ha un costo iniziale più alto.
Articoli correlati (di prossima pubblicazione)
- Come l’AI sta cambiando il lavoro dell’architetto — l’automazione ridefinisce quali competenze servono davvero in studio
- Perché molti studi investono in software ma non migliorano la produttività — senza le figure giuste, anche il software migliore non basta
