In un precedente articolo su Archicad e HBIM ti ho spiegato le sfide di rappresentare il costruito storico con strumenti pensati per l’edilizia contemporanea.
In questo articolo invece voglio focalizzarmi su un altro tema cruciale: l’openBIM applicato all’HBIM.
La fedeltà del modello non si misura solo nella qualità delle geometrie, ma anche nella capacità di essere condiviso, letto e interpretato da piattaforme e attori diversi.
È qui che il concetto di interoperabilità diventa determinante: un patrimonio così vasto come quello italiano non può restare intrappolato in formati chiusi.
Dentro questa cornice si colloca una sfida ulteriore: la scelta tra oggetti statici e oggetti parametrici.
Nel caso del costruito storico, il dilemma non è banale.
Un elemento statico permette una rappresentazione fedele e immediata, ma rischia di essere poco adattabile; un oggetto parametrico, invece, offre flessibilità e riuso, ma deve riuscire a restituire l’unicità di dettagli scolpiti a mano secoli fa.
Per capire meglio queste dinamiche, abbiamo affrontato due casi studio concreti: le finestre storiche e le cornici decorative.
Due elementi apparentemente “minori”, ma che raccontano bene la complessità dell’HBIM: da un lato la necessità di un modello che dialoghi con gli standard openBIM, dall’altro il rispetto per le peculiarità che rendono irripetibile ogni manufatto.
Indice
Approccio open(H)BIM
La gestione efficace del patrimonio costruito, e in particolare di quello storico, non può prescindere da un approccio openBIM.
Approccio openBIM
L’uso di formati aperti e interoperabili come l’IFC (Industry Foundation Classes) è fondamentale per garantire che i modelli informativi non restino confinati in un singolo ambiente software, ma possano essere condivisi, verificati e aggiornati nel tempo, anche in contesti caratterizzati da piattaforme differenti.
Leggi anche: Cos’è il formato IFC
Questo aspetto è particolarmente rilevante per l’HBIM, dove i modelli nascono spesso da fonti eterogenee: rilievi laser scanner, fotogrammetria, modellazioni manuali e integrazione di dati storici.
Senza una metodologia openBIM, il rischio è che tali modelli restino “silos” chiusi, difficilmente accessibili e inutilizzabili da enti pubblici, restauratori, ingegneri o gestori del patrimonio che operano con software diversi.

Usare gli Strumenti nativi di Archicad
In questo quadro, l’uso consapevole e spinto degli strumenti nativi di Archicad assume un valore strategico:
- Modellare capitelli, colonne, volte e superfici irregolari con Forma, Shell e Mesh, anche forzandone i limiti permette di costruire oggetti storici pienamente integrati nel modello BIM, senza ricorrere a plug-in esterni o a Librerie chiuse.
- Questa scelta metodologica garantisce che ogni elemento mantenga le sue proprietà informatiche ed entità parametriche, quindi sia esportabile in IFC senza perdita di informazioni.
L’adozione di un metodo openBIM porta anche a un cambio di prospettiva sulla funzione stessa del modello HBIM:
- Non è solo una rappresentazione 3D fedele, ma diventa un contenitore informativo capace di dialogare con piattaforme di Facility Management, archivi digitali e banche dati istituzionali.
- L’IFC assicura che questo dialogo sia duraturo e indipendente dal software: un elemento cruciale in un settore, quello della conservazione storica, dove i tempi di vita e gestione degli edifici si misurano in secoli, non in anni.
Portare Archicad al limite delle sue capacità non significa solo “saper modellare bene”, ma richiede una profonda comprensione del software e dei principi openBIM.
È un lavoro che unisce capacità tecnica, sensibilità storica e responsabilità metodologica: ogni scelta fatta in fase di modellazione influisce sulla qualità e sull’usabilità futura del modello.
Modellazione statica o modellazione parametrica?
Uno degli aspetti più strategici nella modellazione HBIM in Archicad è la capacità di riconoscere la natura di ciascun elemento dell’edificio storico.
Non tutto ha senso modellarlo come un oggetto parametrico: in alcuni casi la flessibilità è essenziale, in altri è addirittura controproducente.
In un edificio storico abbondano componenti singolari e non ripetibili:
- Cupole
- Rosoni scolpiti
- Capitelli unici
- Decori specifici per un portale o una facciata
Questi elementi, per loro stessa natura, non richiedono varianti o adattamenti.
Modellare in forma parametrica non porta benefici, ma aumenta inutilmente la complessità del modello.
In questi casi è più efficace ricorrere a strumenti come Forma o Mesh, trattandoli come entità autonome.
La precisione si concentra sulla restituzione della forma e del dettaglio, senza caricare il modello di parametri superflui.

Al contrario, ci sono oggetti che si ripetono più volte all’interno dello stesso edificio:
- Cornici
- Davanzali
- Colonne seriali
- Finestre con piccole varianti dimensionali
In questi casi, la modellazione parametrica diventa essenziale.
Creare un sistema adattabile consente di:
- Risparmiare tempo nella modellazione
- Garantire coerenza tra elementi simili
- Facilitare eventuali aggiornamenti o modifiche
- Mantenere il modello più leggero e gestibile
La sfida della modellazione HBIM in Archicad sta proprio qui: saper decidere cosa deve restare flessibile e cosa può restare rigido:
- Troppa parametrizzazione rischia di appesantire il modello e rallentarne la gestione.
- Troppa rigidità compromette la capacità di aggiornare e adattare il modello alle esigenze del progetto.
La competenza non è solo tecnica, ma anche metodologica: richiede la capacità di leggere l’edificio storico e tradurlo in un linguaggio digitale che sia preciso, efficiente e sostenibile nel tempo.
Archicad HBIM: Bugnati e Finestre storiche
Nella restituzione digitale di facciate storiche, la sfida principale è coniugare realismo geometrico e sostenibilità del modello.
Elementi come bugnati, conci d’angolo o aperture ad arco devono essere rappresentati in modo coerente, senza però appesantire inutilmente il file o compromettere la gestione futura del modello.
Di seguito è spiegata una metodologia che per la maggior parte dei casi dovrebbe essere risolutiva.
Bugnati
Un metodo efficace per rappresentare i bugnati non consiste tanto nel modellare i blocchi sporgenti, quanto nel simulare le fughe incise nella muratura.
- Si utilizza lo strumento Curtain Wall, non per i pannelli ma come “griglia di incisione”.
- Impostando un motivo irregolare e assegnando ai montanti un profilo triangolare inclinato a 45°, si creano delle scanalature realistiche.
- Con le Operazioni con Elementi Solidi queste incisioni vengono sottratte al Muro, generando l’effetto del bugnato in rilievo.

Finestra storiche
Le aperture storiche raramente trovano un corrispettivo nelle Librerie standard.
In Archicad è quindi necessario ricorrere alla modellazione personalizzata:
- Solai e Travi con Profili Complessi per impostare le parti rettilinee e gli archi.
- Pilastri segmentati per montanti e colonnine.
- Forma per dettagli decorativi e elementi scultorei.
Una volta composta la geometria della Finestra in pianta o in 3D, l’insieme può essere registrato come Oggetto Finestra (GDL).
In questo modo si ottiene un elemento riutilizzabile, parametrico nei limiti necessari (dimensioni principali, materiali), e facilmente richiamabile in altre parti del progetto.
Passaggio importante prima di salvarlo è creare un “WALLHOLE”
Affinchè una Finestra storica funzioni correttamente all’interno del modello, non basta posizionarla: è essenziale che generi il foro corretto nella muratura.
- All’interno della geometria della Finestra si inserisce un Solaio di “servizio”.
- Questo Solaio deve avere un ID contenente la stringa “WALLHOLE”, che Archicad riconosce come volume negativo.
- Dopo averlo salvato come Oggetto Finestra, in fase di inserimento nel Muro, il software sottrae automaticamente quel volume, creando l’apertura con precisione.

Cornici, marcapiani, davanzali: parametricità attraverso i Profili Complessi
Gli elementi architettonici orizzontali, come cornici, marcapiani e davanzali, svolgono un ruolo fondamentale nella caratterizzazione estetica e costruttiva delle facciate storiche.
Nella modellazione HBIM in Archicad, rappresentarli in modo accurato richiede un approccio che bilanci realismo geometrico e flessibilità parametrica.
La soluzione più efficace è spesso l’utilizzo dei Profili Complessi, applicati a travi o pilastri.
Questo approccio permette di:
- disegnare la sezione reale dell’elemento (profilo sagomato della cornice o del davanzale);
- estrudere il profilo lungo una traiettoria orizzontale o verticale;
- ottenere un modello fedele, ma anche facilmente aggiornabile.
La caratteristica più importante dei Profili Complessi sta nell’inserimento dei Modificatori Parametrici, che consentono di variare in tempo reale le dimensioni principali dell’elemento senza dover ridisegnare ogni volta la sezione:
- Altezza della cornice modificatore verticale
- Spessore o aggetto del davanzale modificatore orizzontale
- Lunghezza del marcapiano gestita attraverso la Trave/Pilastro su cui il Profilo è applicato

In questo modo, la stessa definizione di Profilo diventa riutilizzabile in più contesti, garantendo consistenza geometrica e risparmio di tempo.
Quando il percorso da seguire non è rettilineo ma curvilineo, emergono alcune limitazioni: i modificatori parametrici agiscono solo sui segmenti lineari.
Tuttavia, in molti casi è sufficiente controllare le porzioni rettilinee per ottenere la flessibilità necessaria.
Per curve particolarmente complesse, la soluzione può passare da:
- una suddivisione in segmenti più semplici;
- l’uso del comando Forma per le parti uniche e non ripetibili.
Quando usare lo Strumento Forma
Non tutti gli elementi richiedono parametricità.
Se ci si trova di fronte a componenti unici o fortemente decorativi (cornici scolpite, marcapiani con motivi figurativi, davanzali elaborati), conviene abbandonare la logica del Profilo e passare alla Forma:
- modellazione libera e fedele al dettaglio storico;
- oggetto statico, ma preciso nella rappresentazione;
- utile quando l’obiettivo è la documentazione storica più che la ripetibilità.
Archicad HBIM: conclusione
L’HBIM non è mai una questione di sola tecnica: richiede metodo, sensibilità e la capacità di scegliere di volta in volta lo strumento più adatto.
L’openBIM apre la strada a una gestione del patrimonio storico realmente condivisa, mentre la distinzione tra oggetti statici e parametrici mostra come non esista una soluzione unica, ma un equilibrio da costruire caso per caso.
Finestre e cornici, con le loro forme irregolari e il loro valore storico, ci ricordano che dietro ogni modello c’è la sfida di conciliare interoperabilità e fedeltà al reale.
Archicad, con le sue funzionalità e la sua flessibilità, offre le basi per affrontare questa complessità.
Ma, come sempre, lo strumento da solo non basta: è l’approccio critico e consapevole a fare la differenza, trasformando la modellazione digitale in un atto di conoscenza e di tutela del nostro patrimonio.
Se sei curioso di scoprire le nostre tecniche di modellazione, puoi scaricare i file Archicad in questa pagina.
E non dimenticare di rivedere il webinar dedicato al seguente link YouTube.
